LA CASA – MUSEO DELLA RESISTENZA DI ORNAVASSO
Il museo è stato inaugurato il 4 Settembre del 1988 con il nome di "Casa
Museo Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo di Dio" ed è nato per volontà di
dieci partigiani "azzurri", chiamati così perché durante la Resistenza portavano
al collo un fazzoletto di questo colore. Il raggruppamento acquistò l'edificio
ove è ubicato il museo, lo allestì con il lavoro volontario dei suoi membri e
quindi lo cedette al Comune d'Ornavasso, pur conservandone la gestione.
La
visita al museo permette di leggere alcune pagine importanti della lotta di
liberazione nell'Alto Novarese. Le sale sono cinque, disposto su tre piani;
ognuna di queste contiene testi, fotografie, manoscritti, documenti sulla
formazione partigiana e sulla vita dei suoi uomini.
ORNAVASSO
Ornavasso è un paese di 3300 abitanti nella bassa Ossola. Per
giungervi si può utilizzare la strada statale del Sempione, la linea ferroviaria
Novara - Domodossola oppure l'autostrada Voltri - Sempione con uscita al casello
d' Ornavasso.
Il museo si trova in Via ALFREDO DI DIO n. 29 - 31.
Il
territorio di Ornavasso e Migiandone offre al turista molti motivi di interesse
storico e ambientale: dai reperti della prima guerra mondiale, ai residui della
cultura walser e a quelli dell'antica vita d'alpeggio, ai monumenti religiosi
(Chiesa Parrocchiale, Santuario del Boden, Santuario della Guardia), allo
splendido sguardo sui laghi che si gode dalla cima delle montagne.
ALFREDO DI DIO
Alfredo Di Dio era nato a Palermo il 4 luglio 1920; il
padre, funzionario della questura, era stato trasferito a Cremona dove Alfredo
aveva frequentato il liceo, al termine del quale si era iscritto all'Accademia
Militare di Modena.
Dimesso nel 1941 con il grado di sottotenente, fu
destinato a Vercelli. L’8 settembre 1943 aveva lasciato con i suoi uomini ed
alcuni carri armati la caserma di Vercelli, deciso ad opporsi ai tedeschi.
Non trovando collaborazione presso gli ufficiali di Novara, era stato
costretto a rifugiarsi a Cavoglio d'Agogna, presso l'antifascista Carletto
Leonardi che aveva fatto della sua casa un punto d'appoggio e di riferimento per
i primi italiani sbandati. Qui Alfredo di Dio fu raggiunto dal fratello Antonio.
I due fratelli, con l'aiuto di Leonardi, organizzarono un gruppo di partigiani
tra Inuggio e Massiola, in Val Strona. Quando, all’inizio dell’inverno, la banda
della Valstrona confluì nella formazione Beltrami, Alfredo Di Dio andò sui monti
di Ornavasso dove prese contatto con partigiani locali. Qui formò il gruppo
“Ossola” che nel luglio 1944 prese il nome di “Divisione Valtoce”.
La
“Valtoce” sotto il comando di Di Dio consisteva in tre brigate e una “Compagnia
Comando” sotto le dirette dipendenze del comandante.
Il comando era a
Domodossola. La Valtoce si autodefiniva autonoma ed era stata completamente
forgiata da Di Dio che rifiutava qualsiasi influenza politica sulla sua
formazione. Egli stampava anche un bollettino per i combattenti e per i
simpatizzanti.
La Valtoce si distingueva dalle altre divisioni per un proprio
fazzoletto azzurro.
Alfredo Di Dio, nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 1944
andò a Finero con 250 uomini delle divisioni partigiane “Valtoce” e “Valdossola”
per cercare di bloccare la Val Cannobina.
Ma il 12 ottobre morì con Attilio
Moneta presso Finero, vittima di un attacco nazifascista mentre cercava una
buona posizione per schierare i reparti.
FORMAZIONE PARTIGIANA VALTOCE
Alfredo Di Dio, nei primi di marzo del 1944,
uscì dal carcere di Novara con l'aiuto del vescovo Mons. Ossola (era stato
catturato a Milano durante un'azione di recupero di armi e fondi).
Un mese
prima, la brigata Valstrona era stata dispersa nella battaglia di Megolo, dove
avevano trovato la morte il capitano Beltrami e Antonio Di Dio, fratello minore
di Alfredo.
Alfredo per prima cosa volle incontrare le formazioni che nel
frattempo si erano ricomposte in Vallestrona, ma queste non accettarono Di Dio
come loro capo. Intanto Alfredo incominciò a contattare un gruppo di una ventina
di giovani raccolti sui monti di Ornavasso, questi erano organizzati e armati da
un comitato, il cui capo era lo studente di medicina Arcangelo
Venturelli.
Nei primi giorni di aprile, Di Dio insieme al suo amico Carlo
Zanini, detto il " Carabiniere" e accompagnato da una persona di nome Medaglia,
che si faceva chiamare Rudi, decise di raggiungere i partigiani di Ornavasso e,
valicata la Bocchetta, scese al Cortevecchio dove avvenne l'incontro.
In
seguito i contatti si intensificarono, importante fu quello avvenuto in una
località periferica di Ornavasso detta " Calmatta ", dove Di Dio espose i suoi
progetti futuri: voleva dar vita ad una grande formazione partigiana con lo
scopo di liberare l'Italia dal fascismo e dai tedeschi.
In un incontro verso
l'osteria del " Vallesano " in via del Bosco, il gruppo di partigiani di
Ornavasso aderì all'invito di Alfredo. Così si creò il gruppo Ossola, che ebbe
la collaborazione di un sacerdote di nome Don Sisto Bighiani il quale mise a
disposizione la sua abitazione come base del comando.
Gli uomini del gruppo
Ossola furono dislocati sopra Migiandone.
All'inizio del luglio 1944, alla
Madonna del Boden, dopo un massiccio rastrellamento durato parecchi giorni, si
tenne una riunione durante la quale il gruppo Ossola prende il nome di DIVISIONE
VALTOCE.
Alfredo che in battaglia si faceva chiamare Marco, scelse un motto
per la nuova formazione: LA VITA PER L'ITALIA.
Il distintivo dei partigiani
della Valtoce era un rettangolo diviso da una diagonale, metà tricolore e metà
azzurro, con una stella d'argento in un angolo, inoltre questi partigiani
avevano al collo un fazzoletto azzurro e portavano un tesserino di
riconoscimento, anch'esso azzurro: non per niente sarà definita la " DIVISIONE
AZZURRA".
LE SALE DEL MUSEO
SALA NUMERO UNO (piano terra)
QUADRI CON FOTOGRAFIE DI PARTIGIANI
CAPITANO FILIPPO BELTRAMI: nato a Cireggio di Omegna il 14-07-1908 caduto a
Megolo il 10-02-1944. –M.O.V.N
Cap. ALFREDO DI DIO EMMA
medaglia d’oro al valore militare.
Ufficiale
dotato di eminenti attitudini di organizzazione, di eccezionali capacità di
comando e di altre qualità educative, partecipava alla costituzione di uno dei
primi gruppi di patrioti nell’Alto Novarese. Sublime esempio di dedizione alla
Patria, di alte virtù militari, di cosciente eroismo.
Nato a Palermo il
4-07-1920; caduto a Finero il 12-10-1944.
.
ANTONIO DI DIO
EMMA
Motivazione: medaglia d’oro. Ufficiale ardimentoso e dotato di alte
qualità educative, animatore di spiriti nella lotta di liberazione, partecipava
alla costituzione di uno dei primi gruppi di partigiani nell’Alto Novarese e con
esso compì numerose azioni.
Nato a Palermo il 17-03-1922 e caduto a Megolo il
13-02-1944.
ATTILIO MONETA: colonnello di cavalleria in S.P.E. ufficiale di collegamento
e comandante della guardia nazionale del governo provvisorio dell’Ossola nato a
Malesco il 22-04-1893 caduto a Finero il 12-10-1944
SILVESTRO CUROTTI: medaglia d’oro al valore militare
caporale maggiore di
artiglieria, comandante di Plotone Arditi Salvatori Partigiani, nato a
Domo-Vagna il 14-09-1920, caduto a Cesara il 15-06-1944,
BANDIERE
Gagliardetto della prima divisione Valtoce “ la vita per
l’Italia”.
Bandiera Italiana dedicata all’associazione famiglie caduti e
dispersi in guerra.
C.V.L. Ragr. Div. Patrioti Alfredo di Dio divisione
R.
Rabellotti IV Btg E. Murciano.
Bandiera Partigiana.
Cartina del raggruppamento divisione patriota "A Di Dio" di operazione delle
formazione("Valtoce" "Alto Milanese" Rabellotti Lorenzini Ticino Puecher).
CROCE: Rosario appartenente a: M.O.V.M Cap. Alfredo Di Dio 1° com. te. Dalla
div. "Valtoce" poi a M.O.V .M Cap.Rino Pachetti 2°cm. te. Della Div. "Valtoce"
che l'ha donata al museo il 4 settembre 1998.
Fotografie: Domodossola - settembre 1944.
La Div. Valtoce ai funerali dei
partigiani caduti per la liberazione dell'Ossola.
Pannello 1
Cartina che illustra la battaglia di Megolo( 13-2-1944),
ultima lettera del cap. F. Beltrami scritta due giorni prima di morire nella
battaglia di Megolo.
Foto di: Filippo Beltrami, Gianni Cittero, Antonio Di
Dio, Gaspare Pajetta.
Pannello 2
Fotografie scattate i primi di luglio 1944 i "Gruppi patrioti
Ossola" che prendono il nome "Div. Valtoce".
Foto di A. Di Dio e Massara con
la Divisione F. Beltrami, Don Sisto Bighiani, Bonfandini Amelio, Tagliamacco
Gianpiero, Rizzieri, Leone Luigi, Antonio Di Dio, Valentin Turri, Lanfranco,
Aita, Teo, Borghini Giuseppe, Giulio, gruppi patrioti di Di Dio.
Valentin, A.
Di Dio, Massara Enrico.
Pannello 2b
Minacce fasciste; cartolina precetto del gruppo patrioti
Ossola.
Foto di Tagliamacco Belli, Patuzzi, Cesare Beltrami.
Pannello 3
Fotografie di Don Sisto Bighiani, Albertini Mario, Macconi
Enrico, Oliva Andrea, Saglio Salti Aldo, Edmondo Rossi, Jionghi Sergio, Bovo
Sergio; foto dei sette partigiani uccisi a Ornavasso che danno il nome ad
altrettante vie cittadine.
Pannello 6
Foto di Fausto Del Ponte, Giorgio Buridan, Nembo, Godi, Tom,
Vecio, Armando Ratti.
Pannello 8
Attestazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e
fotografie di Rino Pachetti.
SALA NUMERO DUE
Pannello 7
Sono esposte le fotografie delle lapidi e i monumenti
commemorativi degli ebrei trucidati nel1943 a Intra, Meina, Baveno e Arona.
Pannello 8
Alcuni partigiani del gruppo “Falchi del Mottarone”
Franco
Abrami, comandante
Giuseppina Abrami “Pina”
Baroni Vincenzo
“Vulpin”
Oscar Ambrosini
Luigi Lavarini “Barbin”
Cavagliato Luigi
“Cavaia”
Giulio Lavarini “Tommix”
Pannello 9
È esposta una cartina indicante il luogo del rastrellamento del
giugno 1944 nel Verbano e in Ossola. Sono riportate due poesie di soldati
tedeschi. E’ descritto sotto la prima foto in alto a sinistra. Il rastrellamento
avvenuto il 20 giugno a Fondotoce.
Il 21 giugno 17 partigiani della divisione
Valdossola furono fucilati a Baveno. Solo 5 sono stati riconosciuti mentre gli
altri 12 rimasero ignoti.
Pannello 10
Il 3/7/44 viene eseguito l’attacco alla stazione ferroviaria
di Stresa concordato fra i “Falchi del Mottarone” e il gruppo “Peppino”. Alcune
foto di partigiani tra cui
Buzzi Venazio.
Ambrosini Oscar.
Pannello 11
Alcune immagini di ciò che resta dopo i bombardamenti nazisti.
Elenco dei militari che non sono essersi presentati alla chiamata alle armi.
Pannello 12
Lettere che i comandanti partigiani si scrivevano tra loro, ed
erano recapitate dalle staffette, durante la frenetica operazione per la
liberazione di Domodossola.
SALA NUMERO TRE
Pannello 13
L’11-08-44 durante un rastrellamento: partigiani catturarono 3
ufficiali tedeschi, coi quali, per la prima volta nella zona del Mottarone si
trattava uno scambio di prigionieri con i tedeschi. Foto di alcuni
prigionieri.
Pannello 14
Documentazione che testimonia il modo di agire dei nazisti, e
riportato anche un telegramma firmato da “Viotti” scritto al comando della
brigata del Mottarone ed il telegramma che la moglie del Podestà ha inviato al
prefetto di Novara.
Pannello 15
Lettera di Alfredo Di Dio a Renato Boeri affinché richiedesse
agli americani di effettuare un bombardamento aereo sui tedeschi accasermati a
Gravellona Toce. Il bombardamento non fu richiesto perché i danni peggiori li
avrebbe subiti la popolazione civile.
Pannello 16
Alcuni componenti della brigata “Franco Abrami”: “Pina,
Tommix, Elsa Oliva, Tinc, Giuliet, Mariulin, Cisko, Bomba, Millelire e
Mamim.
Pannello 17
Sono esposte fotografie e documentazioni riguardanti i 90
partigiani georgiani al Mottarone che combatterono con coraggio nell’autunno del
1944 di cui molti sono morti.
Pannello 18
Racconta di Alexander Stefanovic Tkacve che arriva in
Valdossola e combatte con la divisione Valtoce.
Pannello 19
Sono esposte fotografie della brigata “paolo Stefanoni”.
Pannello 20
Vi sono documenti e fotografie che si riferiscono ad alcuni
grandi rastrellamenti nazi-fascisti del 1944 nella zona del Mottarone.
Pannello 21
Documenti che testimoniano il sabotaggio della ferrovia,
vicino a Rumianca del 7-04-1945 da parte dei partigiani per bloccare i vagoni di
gas nebbiogeno appartenente ai tedeschi. Sono esposti dei documenti falsi di
Vimercati Santo soprannominato “Tino”.
Pannello 22
Documenti sulle trattative fatte con i tedeschi per la
liberazione
Del partigiano Enzo Boeri
Pannello 23
Lettere che si mandavano i comandanti delle brigate partigiane
per mantenersi in comunicazione.
Pannello 24
Rapporti, dei giorni 14/04/45 della brigata “Paolo
Stefanoni”.
Pannello 25
Sono esposti due bollettini e fotografie delle varie brigate
della divisione Valtoce.
Pannello 26
Documenti che espongono le trattative per la liberazione di un
comandante partigiano e il pericolo di spie nella zona del Mottarone.
Pannello 27
E’ esposto il testo della convenzione per la zona neutra di
Omegna che è delimitata anche sulla cartina ed è esposta anche la fotografia di
un gruppo di partigiani feriti che in virtù della convenzione sono stati
ricoverati ad Omegna.
-Inoltre, accanto al pannello 27 ci sono due racchette
da neve usate in Val Grande nel 1944 dal partigiano
Lindo Manera di
Premosello.
Pannello 29
Cartina del territorio di Ornavasso con indicate le località
di rifugio dei partigiani (e i luoghi di fucilazione) più l’elenco dei caduti,
partigiani e civili.
Pannello 30
Documenti che testimoniano i lanci di persone e viveri da
parte degli americani. Lettere destinate ai comandanti partigiani.
Pannello 31
Documenti di richieste di rifornimenti di armi e documenti di
ricevimento da parte dei partigiani.
Pannello 32
Documenti che smentiscono notizie false a riguardo di alcuni
comandanti partigiani.
Pannello 33
Contiene la descrizione di come avvenivano i lanci di
rifornimenti e munizioni.
Pannello 34
Paracadute di un lancio che in questo caso conteneva armi,
munizioni, esplosive vestiario.
Pannello 35
Contiene le fotografie di alcuni di coloro che hanno
contribuito ai lanci.
Pannello 36
Contiene fotografie di staffette
SALA NUMERO QUATTRO
Pannello 49
23 Marzo 1945 un gruppo di partigiani dalla brigata “Tenente
Angelini” e “P. Stefanoni” dispongono un posto di blocco per fare prigionieri i
tedeschi che il 24 marzo per rappresaglia fanno fucilare dieci detenuti nelle
carceri di Baveno a Solcio.
CARTINA
Raffigura la zona del Mottarone e i luoghi dove avvennero i lanci.
Pannello 36 b
Documenti falsi usati dai partigiani per spostarsi per
missioni e operazioni particolari.
VETRINA (dall'alto)
1) - Dinamo, cariche batterie e valvole per radio e ricetrasmittenti, timbro
divisioni patrioti alto milanese, braccioli portati dalle staffette Nei giorni
della liberazione.
2) - Timbri falsi per documenti militari, del comune di Massino, timbri
comunali per documenti falsi (carte annonarie licenze illimitate…), timbro del
comando divisionale del raggruppamento, mostrine partigiane.
3) - Timbri falsi, berretta di un partigiano.
4) - Zaino appartenuto ad Alfredo Di Dio (comandante "Marco").
COSA ERANO I LANCI?
Erano rifornimenti, prevalentemente di armi, che
venivano lanciati da aerei alleati per aiutare le formazioni partigiane. I
“lanci” avvenivano di notte per impedire ai tedeschi e ai fascisti di
individuarli e portarli via. “Radio Londra” trasmetteva un messaggio di
avvertimento con frasi in codice. I partigiani segnalavano il campo di lancio
con fuochi, l’aereo si avvicinava abbassandosi il più possibile, venivano
eseguiti dei segnali di riconoscimento e poi dall’aereo veniva sganciato un
contenitore che scendeva appeso ad un paracadute.
Un “lancio” era formato da
tre contenitori a forma cilindrica (uno esterno e due interni).
Pannello in
legno
Fucile con baionetta ritrovato nel 1987 durante i lavori di ricostruzione
dell’Alpe Grandi (Comune di Gravellona Toce).
Pannello 35
Altre foto della divisione Valtoce in Svizzera in Grasswill,
Thorigen, Oberone. Le foto sui ripiani indicano quelli internati nel campo
svizzero di Erzoghenbuhsee che i partigiani della divisione Valtoce. Documenti
del commissariato per l’intervento e l’ospitalità.
Pannello 36
Fotografie di partigiani in testimonianza dell'eccidio
nazi-fascista dei quattro partigiani della Divisione Valtoce a S. Bernardo di
Ornavasso il 14 giugno 1944.
Foto di Remo Rabellotti, Don Giacomo, Michele
Bignitti, Franz Albertinale, Emiglio Murciano, Cap. Edoardo Somagliano, Cattaneo
Felice, le salme di quattro partigiani fucilati.
Pannello 39
Alcuni ritagli di giornali fascisti scritti tra il 1944 e il
1945. La propaganda nazifascista dice che i partigiani sono solo pochi
delinquenti comuni dediti al banditismo.
Pannello 40
Ritagli di giornale che parlano dei sempre più numerosi
volontari che presero il posto dei caduti nelle “Formazioni Partigiane”. Sopra,
attestato di riconoscimento per Gritti Alberto appartenente al Comando Di
Dio.
Pannello 41
Altre notizie di arresti e condanne a morte per i
partigiani.
Pannello 42
Documento con fotocopia sull’abuso a danno di italiani da
parte di stranieri di razza ariana e di fuorilegge. Sotto altri due documenti,
il primo rivolto ai parroci di Stresa ed il secondo testimonia la dimostrazione
d’aiuto continuo da parte degli impiegati postali verso i partigiani.
Pannello 43
Documenti di propaganda fascista che calunniavano i partigiani
incolpandoli di perquisire le case a scopo di furto.
Pannello 44
Tre richiami del comando e Stresa che dimostravano
l’inefficienza dell’esercito fascista.
SALA NUMERO CINQUE
Pannello 45
Fotografia con partigiani davanti al fortino di Stresa;
comunicazione di Baveno con fotografia di alcuni Tedeschi fatti prigionieri a
Stresa; sotto elenco dei propietari delle case distrutte a Someraro il 25 aprile
del 1945, a fianco brigata "P.Stefanoni".
Pannello 46
Foto dei rappresentanti la divisione militare Valtoce dopo la
liberazione di Milano. In basso, sotto il pannello, cartello di avvertimento
messo dai tedeschi VORSICHT! BANDENGEDIET! SICHERTN EUCH! (attenzione zone dove
sono presenti bande! State attenti!)
Pannello 47
Alcuni della "Colonna Cap. Stam" in ritirata.
Fotografia
del capo del CLN di Baveno con a fianco una sua lettera per il comandante.
Cronaca di tre partigiani catturati a Gignese; a fianco: dischetti di carta
Pannello 12
Cartina con indicata la zona di operazione della brigata
“Paolo Gasparotto” – Divisione Alto Milanese, a fianco alcune lettere di Sergio
Papi, condannato a morte il 18 ottobre del 1944. Sotto fotografie di alcuni
giovani partigiani fucilati il 7 luglio del 1944 e a destra
Pannello 49
Testamenti spirituali dei vari personaggi morti nella Guerra
di Liberazione e una fedele testimonianza della resistenza a Lesa e dell’eccidio
di Solcio.
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Questa ricerca è stata effettuata nel corso dell'a.s. 2002-2003 dagli alunni
Ia Pirazzi, Valeria Chiarinotti, Cristina Pace, Giovanni Amore, Daniele Badini,
Laura Radaelli della classe 3 A dell'I.C. di Ornavasso con il coordinamento
della prof. Maria Luisa Tamborini.