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PEDALANDO, DOMANDANDO
"La rivoluzione corre su due ruote" è lo slogan di "BiciG8",
movimento di gambe e idee nato nel 2001 a Lecco per opera del
"Kollettivo Malavida", gruppo di giovani lavoratori lombardi. Il suo
manifesto rivela un'idealità "zapatista" di viaggio e
confronto: un movimento di idee di culture, uomini, che vuole
utilizzare la bici con uno scopo preciso: "elaborare un'alternativa
critica partendo dalle persone, viaggiando per le strade, arrivando
alla coscienza dei cittadini".
Il percorso di "BiciG8" contro l'ingiustizia ha per battesimo di
fuoco il luglio genovese. "Andare a Genova in bici è stato un
gesto simbolico forte. Voleva indicare che l'attuale modello di
sviluppo non è sostenibile". Luca, tra i fondatore di "BiciG8"
parla senza scendere dal suo mezzo. "II famoso 'mondo diverso'
-aggiunge- è possibile proprio a cominciare dalla bici,
smantellando i nostri schemi mentali basati sull'auto".
A Genova arriva così un gruppo di 70 persone, studenti, operai,
partito da Lecco e le cui fila si sono ingrossate a Milano. Sono gli
ultimi a transitare in bici sulla circovallazione sopra la Zona rossa
prima che sia chiusa.
I giorni di Genova, la visita alle piazze tematiche, gli scontri e la
paura di rimanerne coinvolti, ne hanno poi unito i destini: "BiciG8",
a dispetto del nome, ha proseguito "camminando e domandando".
Dal 16 al 22 giugno, 28 ciclisti hanno attraversato la Sicilia con la
carovana "Cento passi, cento bici" percorrendo 600 chilometri e
incontrando la società civile siciliana (nel reportage).
Il 20 luglio 2002 il BiciG8 torna in sella. Saranno in tanti ad
attraversare ancora Genova: a pedalare con loro ci sarà Heidi
Giuliani, mamma di Carlo.
100 PASSI, 28 BICICLETTE
La scritta è passata in un colpo di pedale. "Bici e
libertà" diceva lo spray rosso sul vecchio muro. Due parole
chiave per capire "Cento passi, cento bici", la carovana di "BiciG8"
in viaggio da Palermo a Modica. 28 persone, ragazzi e ragazze, partite
per incontrare la società civile siciliana, singoli e
associazioni che si battono ogni giorno per una Sicilia diversa e
portare loro la nostra solidarietà. Oggi, venerdì, la
giornata è stata torrida, la strada da Gela a Comiso, arida e
secca come i pomodori che un camion troppo pieno ha sparsi sulla
strada.
La pace conquistata
Ci sfila accanto come una casa fantasma, nel crepuscolo, la ex-base
Nato di Comiso, ormai smantellata. Qui, dietro la cinta di quella che
è stata la culla del movimento pacifista negli anni '80, ci
attendono amministratori e giovani militanti locali; qui vivicino
abita Morishita, monaco buddista e decano delle azioni pacifiche che
canta e prega per noi. "Avevamo ragione -dice un militante che
vent'anni fa contestava l'istallazione dei Cruise-. Avevo ragione a
portare mio figlio sulle spalle anche se la polizia poi ci ha caricato.
Sarà così per Genova: fra vent'anni nessuno potrà
ignorare la verità". Per qualcuno questa terra vale ancora. Si
commuove Nunzio, parlando di "Verde Vigna" esperimento di vita comune
che precorreva l'agricoltura biologica, dove lui ha vissuto,
giovanissimo, per alcuni anni. La casa e la terra ci sono ancora, per
chi abbia solo voglia di coltivarla. La stessa terra -ricordo- di cui
mio padre e mia madre acquistarono un metro quadrato, durante la
campagna degli anni '80, per sottrarla alla logica della guerra. Ora i
progetti parlano di un utilizzo civile a vantaggio della
comunità tutta. Una Vittoria che abbiamo celebrato in una foto
di gruppo con cartello del paese omonimo.
Flashback prima della dissolvenza
La sera, come sempre, siamo gli ospiti viziati di una realtà
locale. Smessi i calzoncini imbottiti, all'Arci di Vittoria si mangia
in compagnia dei ragazzi del posto e si approfitta dell'ottimo
Cerasuolo rosso per brindare e ripercorrere i primi giorni di "BiciG8"
in Sicilia.
Palermo ha accolto "BiciG8" al Laboratorio Zeta, uno dei due centri
sociali del capoluogo. La visita domenicale è a Cinisi, il paese
di Peppino Impastato, martire di mafia. L'emozione di contare i famosi
cento passi che separavano casa Impastato da quella di Tano
Badalamenti, mandante dell'assassinio, prosegue nell'incontro con la
madre e il fratello di Peppino, Giovanni. Ne raccontano con minuzia e
attenzione, mischiando e sovrapponendo la realtà della sua vita
e la finzione del film, del cui script sono state fatte 40 versioni. Il
riconoscimento per questo lavoro di ricostruzione è il Leone
d'Oro per la miglior sceneggiatura a Venezia, che troneggia nel
salotto. "Peppino, -dice la mamma- era un trascinatore, sarebbe
diventato un leader". Il giorno dopo ci si arrampica verso Portella
delle Ginestre, dove il 1° maggio 1947 il bandito Salvatore Giuliano
mise in atto la prima "strage di stato" sparando sui lavoratori che
chiedevano riforme agrarie.
Da terra a terra: quella stavolta confiscata alla mafia, che le
cooperative dell'associazione "Libera" di don Ciotti hanno preso in
gestione: l'ottimo pranzo inaugura, di fatto, l'agriturismo della
cooperativa "Monte Jato".
L'esperimento ha suscitato un interesse di ottimo auspicio. Molti
giovani hanno partecipato ai bandi pubblici di concorso per lavorare
in luoghi simbolo della lotta alla mafia. Le altre cooperative
producono un raro grano saraceno autoctono e biologico, un vino locale
e propongono itinerari turistici a cavallo. Ma il prodotto simbolo
saranno i fichi d'India senza spine, ancora una volta frutto del
recupero di una varietà locale. Questo progetto porta un nome
significativo, "Liberarci dalle spine" e utilizzerà come canale
di vendita anche le botteghe del commercio equo.
Mercoledì è giorno di meritato riposo dopo il tappone
(150 km) che ha portato da Corleone ad Agrigento. Ma anche una giornata
che non comporta troppo acido lattico, conserva il senso profondo del
"BiciG8" in Sicilia, l'incontro con chi non si è ancora arreso.
Legambiente e l'associazione "Laltraparte" ci regalano una visita
guidata all'abusivismo edilizio ai margini della valle dei Templi.
L'effetto del vino sfuma i contorni della tappa di giovedì tra
Agrigento e Gela. Resta il contrasto tra la bellezza della Riserva
Lipu "Biviere" e il profilo sinistro del Petrolchimico. Il suo odore
che prende ai polmoni.
Le strade e le facce
Si riparte alla volta di Modica. I percorsi hanno spesso portato i
ciclisti a percorrere le eterne contraddizioni di questa terra: strade
abbandonate e strade pronte da due anni e mai inaugurate, cattedrali
nel deserto erette per l'interesse di pochi e lavori da sempre
abbandonati; come la diga del Monte Jato, che da lustri spilla soldi
allo Stato senza mai essere stata costruita.
Ci sono momenti che ripagano della fatica e del sudore, quando una
discesa ti soffia addosso un vento morbido e caldo o un paesino barocco
ti si apre come una quinta teatrale. Ma soprattutto le strade dove
nulla distrae il ciclista dall'ambiente. "Pedalare nella natura
è come andare in trance", sostiene Andrea. Non posso dargli
torto.
I miei compagni di strada sono una straordinaria raccolta di stili e
tipi umani: c'è chi lavora duro e suda qui le sue ferie,
lavoratori intellettuali che ritrovano sotto il sole il piacere della
fisicità intensa; donne solide che salgono come consumate
scalatrici e ragazze esili che mulinano pedalate come se facessero
farina per gli anni a venire. Perfino due generazioni, madre e figlia,
unite nella convinzione che molto si può fare se si ha voglia di
incontrare e conoscere persone. Bikers tecnologici accostati ad
autentici profani, vecchi amici e perfetti sconosciuti, 25 anni di
differenza tra giovane e "anziano" del gruppo. Le facce sono come le
strade: se le hai percorse, se le hai guardate bene, dopo non te le
scordi più.
Modica e Nuvole
Modica appare tra le nuvole, in alto, al centro dei piloni di un
viadotto. "Fino agli anni '70 era il più alto d'Europa" -ci
spiegano le persone del posto con un misto di fierezza e orrore. Sono
venute a prenderci fuori dal paese, ci hanno accompagnato tra le chiese
della cittadina, hanno tappezzato le strade dei manifesti che dicevano
"Perché un'altra Sicilia c'è". Loro ne sono la
dimostrazione. Ci accompagnano a visitare la Bottega Solidale
"Quetzal", poi saliamo tra i vicoli fino al laboratorio dove viene
prodotto, con le materie prime del commercio equo, uno straordinario
cioccolato speziato al peperoncino. Non è l'unica dolcezza della
serata: scorrazzano tra i tavoli imbanditi con latte di mandorle e
pasticcini i bambini che vivono nella casa di accoglienza "Don
Puglisi", di cui il laboratorio dolciario è pertinenza. Si
scende di sella per l'ultima volta.
La gente del falsopiano
Le straordinarie persone che abbiamo incontrato testimoniano che
un'altra Sicilia è possibile. Solo, a volte, l'indifferenza
degli "altri", dei paesi che ci vedevano sfilare senza parole, mi fa
paragonare la loro fatica alla mia di questi giorni: li ho visti soli,
in silenzio, pedalare lenti salendo un falsopiano.
Terre
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