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ANDREA CIP
Milano, C.so Buenos Aires ore 17,00 del 15 luglio, domenica.
Piove a dirotto.
È da alcuni minuti che sono sotto un acquazzone potente, sto cercando di
raggiungere il concentramento dei ciclisti anti G8, partiti da lecco e arrivati
a Sesto S. Giovanni. Piove troppo forte sono ormai completamente fradicio,
nonostante abbia indossato la mantellina da bikers mi fermo presso
un'impalcatura nei pressi della Metropolitana e decido d'impulso di scendere e
proseguire con il metrò fino a sesto con la bici.
Appena arrivo a Sesto mi rendo conto che i ciclisti erano puntuali e sono
ripartiti, verso piazza del Duomo, ormai ha smesso di piovere, inforco la bici
e intraprendo da solo il percorso verso il centro.
Raggiungo Piazza del duomo e scorgo alcuni ciclisti e piccoli capannelli di
ragazzi, ma del concentramento non v'è traccia, mi sposto vero piazza
Cordusio e lì finalmente ferve un po' di movimento ci sono dei tendoni
e dei banchetti (Rete di Lilliput, Attac), un gruppo di nordafricani suona i
tamburi nei pressi del MacDonald presidiato da ingenti forze di polizia. I
ciclisti si muovono in modo randomizzato, vanno e vengono e non si fermano,
come faccio a fermarne uno per chiedergli informazioni?
Finalmente incontro Chiara di Savona, è a piedi (è venuta apposta
in treno per ritornare a Genova in bici) ma deve parlare con Espy, il leader
del collettivo Malavida che ha organizzato il BiciG8, è in Duomo che ci
aspetta per darci un appuntamento per l'indomani al Leo, per una prima
assemblea organizzativa.
Milano, via Watteau, ore 11,00 del 16 luglio, lunedì.
Sole caldo!
È una splendida mattinata di ferie, quella in cui arrivo al banchetto di
arruolamento del biciG8 nel cortile del Leo, mi accoglie Fabry,
meccanico della Guzzi di Mandello del Lario, che registra il mio nome e
soprannome e mi consegna il pettorale con i cartellini (N.39) da attaccare alla
bici e al bagaglio che può essere sistemato sul furgone d'appoggio.
Sono stupito dall'organizzazione dei compagni del Malavida, piano piano
cominciano ad arrivare i ciclisti milanesi che parteciperanno al BiciG8, il
C.S. Baraonda di segrate e altri singoli cani sciolti.
Io sono affiliato al Collettivo Studentesco l'Urlo di Agraria, assieme a Zebra
e Giobbe. Espy inizia l'assemblea il gruppo che ha dormito al Leo e ha
già fatto la prima tappa Milano-Lecco si unisce ai nuovi arrivati sotto
il pergolato.
La preoccupazione maggiore è quella di evitare che ci siano tra noi
degli infiltrati (sia della Digos che di provocatori) perché proprio
prima della partenza sono stati fermati alla frontiera una decina di ciclisti
tedeschi e svizzeri che non hanno potuto proseguire. Espy è andato al
confine per incontrarli e capire chi fossero, ma l'impressione è stata
negativa, e ha deciso di lasciarli lì.
Espy ci spiega gli aspetti organizzativi e il percorso del BiciG8, ci sono
alcune incognite, non sappiamo se riusciremo a valicare il passo dei Giovi,
per tutto il resto del percorso saremo scortati dalle automobili della
stradale e dai vigili Urbani nell'attraversamento delle città.
Una volta arrivati a Genova finisce il ruolo del BiciG8 e saremo presi in
carico dal Genova social forum, che ci ha chiesto espressamente di formare
gruppi di staffette Partigiane portaordini munite di cassette pronto
soccorso, in modo da affiancare i medici e gli infermieri del Gsf e in caso di
mancata copertura del la rete dei cellulari, portare rapidamente notizie,
rullini videocassette e quant'altro che possa essere requisito dalle forze
dell'ordine poiché ritenuto materiale compromettente da recapitare
urgentemente alla sede dell'Ufficio Stampa del Gsf presso la scuola Diaz.
Ad un gruppo di temerari volontari viene chiesto di partecipare
all'assalto della zona rossa, cercando di entrare con le bici.
Alla fine della riunione Umberto, di Padova, anarcociclista, ci conduce in un
momento di training che ricorda molto le tecniche già sperimentate ad
agape sulla conduzione dei gruppi nonviolenti, ci ritroviamo avvinghiati dopo
aver fato un cerchio con le mani unite e aver camminato ad occhi chiusi verso
il centro, e per un buon 10 minuti cerchiamo di ricomporre il cerchio senza
spezzare il legame che ci unisce (comincia così l'esperienza di
incredibile solidarietà che caratterizzerà questo gruppo di
cicliste e ciclisti eterogenei, formando una coesione al di là di
qualsiasi aspettativa, fondamentale per affrontare qualsiasi situazione di
pericolo).
È ora di pranzo e dalle cucine si sprigiona un profumo di cibarie, che
le mamme del Leo assieme a Giulio il nostro cucinere e vivandiere hanno
preparato per noi.
Il diario delle giornate ciclistiche è mirabilmente redatto da Alberto
Burba, giornalista di Clarence ed è visualizzabile assieme alle foto sul
sito:
http://www.clarence.com/contents/societa/speciali/globalizzazione/bike/diario/
Genova, Campo Sportivo Carlini, ore 17,00 18 luglio.
Siamo arrivati dopo una accoglienza trionfale nel Piazzale Kennedy, e siamo
stati assegnati al campo della disobbedienza civile. Anche qui c'è
una prima riunione di accoglienza con il collettivo Makaja che organizza il
campo, l'aria che si respira è quella di una grande kermesse, i
manifestanti arrivano a gruppi provenienti dai centri sociali di tutta l'italia
e dal resto d'europa, ben presto il campo sportivo si riempirà di gente
di tende e di musica.
Per noi ciclisti del BiciG8 è riservata un'area del campo da calcetto
sottostante al campo centrale, cominciamo a montare le tende sul tartan stando
attenti a non piantare i picchetti per evitare di rovinarlo, viene allestito il
tendone della cucina da campo e ristabilite delle regole di convivenza.
Siamo tutti molto stanchi, Sara l'unica ciclista coinvolta in una caduta,
è stravolta dalla stanchezza e si lamenta perché nella salita
fino al Carlini ha perso il gruppo e nessuno ha notato la sua assenza.
Espy ci riunisce per darci alcune informazioni sulla giornata seguente, poi
ceniamo e chi ha ancora la forza scende in Piazzale Kennedy per il concerto di
Manu Chao, gli altri si schiantano a dormire in tenda o a chiacchierare dopo
una doccia salutare, e un piatto di pasta improvvisato.
Genova, scuola Diaz ore 13,00, 19 luglio.
Siamo arrivati nel cuore pulsante del Gsf, stiamo aspettando un portavoce che
ci dia indicazioni per il servizio di staffette partigiane nel frattempo
ho l'occasione di visitare l'ufficio stampa, la palestra dove i gruppi teatrali
e tematici preparano il loro materiali per le performances sia della
manifestazione del pomeriggio che per l'indomani. È un brulicare
continuo e un andirivieni di giornalisti operatori, politici e semplici
manifestanti di gruppi del variegato movimento che compone il social forum.
Noi ci troviamo nel giardinetto esterno e finalmente arriva un portavoce che ci
distribuisce delle cartine di Genova su cui cominciamo a segnare i percorsi
delle manifestazioni, e i limiti delle zone rossa e gialla. Cerchiamo anche di
individuare i varchi, ma per impratichirci meglio della situazione sarà
necessario un giro in bicicletta, a mò di sopralluogo.
Partiamo da Via Cesare Battisti per raggiungere Piazza Manin, dove l'indomani
dovremmo effettuare un servizio di collegamento con piazza Corvetto. I pochi
genovesi rimasti ci aiutano a trovare la strada, la situazione è
surreale sembra di essere a ferragosto e non c'è in giro neanche una
macchina. Ci avviciniamo pericolosamente ad un varco aperto, al di là
èzona rossa i poliziotti di guardia non si aspettano l'arrivo di un
gruppo di ciclisti silenziosi in perlustrazione, immediatamente scatta un
ordine da un graduato e si apprestano a chiudere i cancelli, impedendo a
chiunque di oltrepassare i New Jersey si calano i caschi ed estraggono gli
scudi dai blindati.
Siamo solo una decina di ciclisti, ma è evidente l'effetto sorpresa
da dietro sulle scalette si sente il rombare di una moto da cross, è
un poliziotto motociclista che controlla la situazione, ci dirigiamo verso di
lui vogliamo salire con le bici in mano le scale e raggiungere Via Assarotti,
il motociclista arretra immediatamente e se ne và.
Stessa situazione in Piazza Corvetto non ci avviciniamo al varco, inutile
daremmo troppo nell'occhio, e ormai siamo in ritardo per la manifestazione dei
migranti che dovrebbe essere già partita, ci allontaniamo cercando di
raggiungerla.
Piazza Sarzano: tutto è fermo a causa del gran numero di manifestanti,
decidiamo di spostarci alla la testa del corteo, passando dalle vie laterali,
un elicottero controlla dall'altro i nostri spostamenti. Imbocchiamo una
discesa e alla fine ci troviamo dietro ad uno schieramento di poliziotti che
ostruisce la via laterale al corteo che sta passando. Noi vorremmo congiungerci
ai manifestanti ma un ufficiale sorridente ci dice che di lì non si
passa, siamo sorpresi sia noi che loro, poiché non dovremmo trovarci
alle spalle dei poliziotti ma dall'altra parte, e questo li innervosisce,
è chiaro che siamo un gruppo di ciclisti non facilmente controllabile.
Chiedo all'ufficiale quale sia la logica di quel blocco, e lui mi indica la
strada da percorrere per raggiungere la testa del corteo, dovremo passare
davanti alla questura, risaliamo la via e arriviamo infine Viale delle Brigate
Partigiane dove riusciamo a attraversare l'imponente schieramento di forze
dell'ordine e rimarremo alcune ore fermi a guardare il passaggio del grande e
colorato corteo di migranti e associazioni di volontariato.
Genova Campo Sportivo Carlini 20 luglio Venerdì.
Abbiamo smontato le tende la sera prima, giusto in tempo prima che si
scatenasse il diluvio universale, che ha allagato tutto il campo. La notte
è stata particolarmente agitata, ci siamo rifugiati nel garage del
campo sportivo, e abbiamo dormito per terra ma all'asciutto, assieme ad un
migliaio di manifestanti con il costante rombo degli elicotteri sovrastanti con
i fari puntati, il che rendeva l'atmosfera da golpe imminente.
Attorno a noi fervono i preparativi per le azioni di disobbedienza civile,
molti ragazzi e ragazze si preparano all'evento in modo giocoso, montano gli
scudi in plexiglas, incollano i paracolpi in gommapiuma con il nastro adesivo,
provano gli elmetti, le maschere antigas, non esistono tra le tute bianche armi
da offesa ma solo mezzi di protezione individuale. I responsabili continuano a
ripetere coi megafoni, di non portare con sé alcun oggetto contundente,
distribuiscono volantini con le istruzioni per difendersi dai gas lacrimogeni
e i numeri di telefono degli avvocati del Social Forum.
Io, Zebra e Beppe abbiamo deciso già dalla sera prima di cambiare campo,
ci sono voci persistenti di accerchiamento da parte delle forze dell'ordine e
il rischio è quello di fare la fine dei topi in gabbia. In mattinata
raggiungiamo quelli del Baraonda al campo sportivo Sciorba, oltre il carcere
Marassi, attraversando la città in stato d'assedio. Ce ne accorgiamo
mentre passiamo il piazzale davanti a Brignole, in cui il dispiegamento di
forze è eccezionale, sono schierati vari reparti di carabinieri e
polizia in assetto antisommossa, e vengono inaugurati nuovi mezzi di
contenimento motorizzati, come le cancellate apribili saldate al fianco dei
blindati. È abbastanza chiaro che tutta la zona gialla è
militarizzata priva di traffico, i mezzi pubblici non funzionano e le stazioni
ferroviarie sono chiuse. La colossale trappola sta per essere messa in atto.
Rimontiamo le tende allo Sciorba e ci concediamo una pausa (Genova è
tutta in salita!) prima di recarci all'appuntamento con i ciclisti del Malavida
in Piazza Manin, per seguire le piazze tematiche dei pacifisti, rete di
Lilliput e ambientalisti.
Mentre scendiamo verso Marassi, ci fermiamo in un bar e in televisione
apprendiamo che sono già iniziati i primi scontri, le immagini
dell'emittente ligure sono abbastanza eloquenti, dopo il nostro passaggio il
carcere il verrà assaltato dai Blak Bloc.
In Piazza Manin tutto si svolge regolarmente, incontriamo gli altri ciclisti
nella massa dei manifestanti, i cellulari funzionano e ci sentiamo esonerati
dal ruolo di staffette portaordini, vorremmo raggiungere quelli del Baraonda
che si trovano in Piazza Dante, situata dall'altra parte della città
oltre la zona rossa, perch´ hanno dimenticato un sacchetto di grossi
gessi colorati che dovevano essere utilizzati per colorare la pavimentazione
stradale, con scritte e disegni.
Non c'è percezione degli scontri se non dalla costante presenza degli
elicotteri su una determinata zona che si trova dietro alla stazione di
Brignole, dove si levano colonne di fumo nero.
Inizia così la nostra odissea, per cercare di portare un sacchetto di
gessetti in Piazza Dante attraversiamo la città in un pomeriggio
assolato di luglio in cui otto grandi hanno deciso di incontrarsi per decidere
delle sorti del pianeta.
I Blak Bloc.
Stanno avanzando proprio nella direzione opposta alla nostra, siamo nei pressi
della stazione, dopo il ponte sul Bisagno alla nostra sinistra, mentre alla
nostra destra c'è il tunnel sotto alla ferrovia che porta nel piazzale
stracolmo di poliziotti. Ci sentiamo in trappola, prendiamo le bici in mano e
risaliamo le scalette, alle nostre spalle, assieme a un folto gruppo di
manifestanti pacifisti, e ci fermiamo a guardare dal parapetto della via
sopraelevata. Vediamo arrivare un motorino inseguito dai Blak Bloc, il
conducente ha la pettorina gialla dei giornalisti e un secondo personaggio
è a piedi con una pistola spara tre colpi in aria, sale sul motorino e
fugge in direzione Brignole. Capiamo immediatamente che non sono giornalisti,
ma molto probabilmente agenti travestiti che cercano di difendersi dopo essere
stati scoperti.
I Black Bloc incendiano un paio di macchine e cercano di aprire, senza
successo, il tombino di un distributore di benzina, che evidentemente era
stato preventivamente saldato. Siccome temiamo il peggio ci allontaniamo da
quella situazione di pericolo (se fosse saltato il distributore di benzina lo
spostamento d'aria poteva scaraventarci chissà dove) e rimaniamo in
attesa sulla via sopraelevata, gli elicotteri ci sorvolano e le colonne di
fumo nero si mescolano con quelle bianche dei lacrimogeni.
Dopo circa un'ora ci dirigiamo verso Piazza Giusti, abbiamo notato sulla
cartina che c'è un ponte che attraversa la ferrovia, verso via
Tolemaide dove si è concentrato il corteo proveniente dal Carlini. Lo
spettacolo che ci si para davanti è impressionante, carcasse di auto
bruciate pompieri che raffreddano le lamiere e spengono gli ultimi focolai, le
vetrine di alcune banche infrante, negozi sventrati macerie e sassi
dappertutto cassonetti ribaltati in mezzo alla strada. Ci dirigiamo verso il
ponte, e ci accorgiamo che i pochi genovesi rimasti sono in mezzo alla strada
a commentare il disastro, chiediamo a loro informazioni su come proseguire, e
ci dicono che proprio in via Tolemaide i manifestanti stanno scontrandosi con
le forze dell'ordine da almeno un'ora.
Oltrepassiamo il ponte e siamo alla coda del corteo delle tute bianche, davanti
ci sono i blindati dei carabinieri che bloccano la strada, i lacrimogeni
vengono sparati a parabola, e a quella distanza non sentiamo neanche gli spari
ma solo una gran confusione, le ambulanze del Genoa Social Forum prestano
soccorso ai primi feriti.
Quello che fa più impressione è che nessuno fugge, ma tutti
stanno fermi sotto la pioggia di lacrimogeni, ci spostiamo rapidamente nelle
vie laterali per oltrepassare la zona degli scontri e raggiungere Piazza
Kennedy (sede dei dibattiti del Social Forum) dove cercheremo di fare il punto
della situazione, ed eventualmente decideremo se proseguire per Piazza Dante.
Dopo esserci rifocillati allo stand degli elfi (fanno pizze con farina
biologica) ci dirigiamo in Corso Aurelio saffi e raggiungiamo finalmente Piazza
Sarzano dove sono in corso le performances degli artisti di strada del
Torchiera, possiamo consegnare i gessetti colorati a quelli del Baraonda.
Circola la voce che è necessario avvisare i manifestanti in Piazza Dante
perché tra poco partirà una carica, e quindi sarebbe bene
ritirarsi da lì.
In Piazza Dante il varco nella zona rossa è aperto, e due mezzi della
forestale sono stati bloccati davanti ai cancelli aperti, e ogni tanto partono
dei violenti getti d'acqua dalle lance antincendio, molti sono aggrappati alle
grate e raschiano con qualsiasi oggetto il metallo, provocando un rumore
assordante.
Lanci di bottiglie di plastica piene d'acqua oltre alla recinzione impattano
nei pressi degli agenti che le schivano, il caldo è insopportabile,
alcuni le raccolgono si tolgono i caschi e si versano l'acqua in testa per
rinfrescarsi. La situazione &eagrave; paradossale, sostanzialmente di stallo,
si capisce che è sempre stata contenuta nel limite delle manifestazioni
pacifiche. L'unico ad aver attraversato il varco è stato proprio uno
degli elfi, che è stato rispedito immediatamente indietro dagli agenti,
che non gli hanno torto neanche un capello.
Improvvisamente si decide di ritirarsi, e gli agenti cominciano a loro volta a
sparare lacrimogeni, senza nessuna motivazione, il corteo defluisce rapidamente
verso via Saffi in direzione di Piazza Kennedy dove in serata si tiene una
grande assemblea, e verremo a conoscenza della morte di Carlo Giuliani.
Siamo esterrefatti, sconvolti vaghiamo nell'ampio recinto di Piazza Kennedy
come se fosse l'unica oasi di salvezza, dalla città arrivano gruppi di
manifestanti e ci dicono che è impossibile raggiungere lo Stadio
Carlini, dai microfoni del GSF consigliano di non muoversi da soli e di formare
grossi gruppi, per raggiungere i posti di pernottamento, sembra che chi circola
in città sarà immediatamente arrestato. Non avevo mai provato
l'esperienza di un coprifuoco, Genova è momentaneamente priva dello
stato di diritto.
Sabato 21 luglio mattina: Via da Genova.
Ho deciso di partire da solo, in bicicletta attraverso le colline liguri in
direzione Bolzaneto, dove c'è l'unica stazione ferroviaria aperta ai
convogli che si dirigono verso Milano. Durante la notte c'era stata una
assemblea anche al Campo Sportivo Sciorba, i responsabili del GSF ci hanno
spiegato quanto fosse importante dare un segnale forte, e non annullare la
manifestazione che prevedeva la partecipazione di duecentomila persone per
l'indomani.
Ma io sono troppo stanco, e forse è l'intuito che mi guida fuori dalla
ripetizione di quella che si rivelerà essere una ulteriore giornata di
repressione brutale, di cui avrò percezione già nella sosta che
mi concedo in un piccolo paese dell'entroterra ligure, dopo una salita di otto
chilometri, guardando la televisione in un bar.
La mia testimonianza si ferma qui, non ho voluto dare un giudizio sui fatti,
questo è quello che ho visto. Credo che Genova sia veramente uno
spartiacque nella vita delle persone che vi hanno partecipato, e in chi si
riconosce nel variegato movimento che compone i Social Forum. Penso che non
sia più possibile restare fermi a guardare, che sia necessario
rincontrarsi, parlarsi e guardarsi negli occhi. Questo movimento si aggrega e
si sviluppa sull'idea che un mondo diverso è possibile, si tratta
di rimboccarsi le maniche e proseguire in questa direzione.
Andrea Cip
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