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FABRIZIO
Bici G8: Il bello di esserci
Sono tornato da Genova turbato per la violenza cui ho assistito e di cui
penso di aver percepito molte dinamiche, tanto sembravano premeditate e
organizzate. Tuttavia a queste sensazioni si accavallano in modo
dissonante i ricordi del viaggio in bici fino a Genova, un'esperienza
dalla dimensione onirica che vuole testimoniare la possibilità di un mondo
diverso.
Domenica 15/7/2001: Ritrovo e partenza da Lecco
L'una mattina soleggiata e la Piazza Garibaldi è animata da un
insolito gruppo di ciclisti; davanti a giornalisti e TV si procede alle
ultime iscrizioni. Chi ci guarda capisce subito che non dobbiamo fare una
gara ma come si spiegano tutte quelle forze dell'ordine? Terminate le
operazioni, mentre alcuni musicisti intonano delle canzoni tra cui "Bella
ciao", il gruppo inizia la lunga pedalata. Ci scortano Polizia,
Carabinieri, Digos, Vigili Urbani e per i primi 20 km anche un elicottero:
OK, hanno capito che non scherziamo.
Pedalando iniziamo a conoscerci; tra noi ci sono: Luca (Espy), l'ideatore
del Bici G8, elettricista nella vita quotidiana e bravo capo-carovana
capace di guidarci uniti fino alla meta, Fabry, Crime, Eva e Laura,
instancabili ragazzi del kollettivo Malavida di Lecco cui si deve
l'organizzazione dell'iniziativa e Umberto, infermiere di Vicenza e
formatore di gruppi di azione diretta per il Genoa Social Forum che non
esita a mollare tutto per unirsi a noi e mettere a disposizione la sua
esperienza di non-violento (pare che conosca un giochino per ogni
situazione, anzi di più?). Scherzi a parte, insieme a Luca comincia
fin da subito un dialogo con Digos e Polizia per abbassare il livello
della tensione e i primi risultati sono evidenti già ad Arcore: dopo
avere offerto al Commissario i dolci del banchetto per il rinfresco, ci
sentiamo rispondere "ma allora non siete così violenti!".
L'organizzazione è pensata nei particolari: durante le salite
più impegnative scende in campo il ciclista di riserva, lo sportivo
Gervasio detto Gege che venendo dalla Valtellina si trova perfettamente a
suo agio sulle pendenze.
Dimostrando buona agilità e simpatia, in gruppo giungiamo facilmente
fino a Milano dove ci aspettano numerose persone che si uniscono a noi per
sfilare insieme attraverso il centro fino a Piazza Cordusio, luogo della
festa al G8 organizzata dai Lillipuziani della metropoli e meta della
nostra prima giornata.
Guarda caso arriviamo giusto in tempo per la benedizione che, puntuale, ci
arriva dal cielo in misura monsonica: che fare? Di andarsene non se ne
parla, la musica non si interrompe e allora? sotto con le danze, non
sarà un po' d'acqua a fermare la festa: un vero spettacolo!
In serata tutti al Leoncavallo.
Lunedì 16/7/2001: Risveglio al Leoncavallo
Dopo un risveglio pimpante e colazione in gruppo si tiene la prima riunione
organizzativa per fare il punto: presenti 32 ciclisti, giunge la notizia di
una bomba di carta scoppiata a Genova in una caserma. Non ci scoraggiamo e
procediamo con le presentazioni; ci rendiamo conto che siamo un bel gruppo
e abbiamo voglia di arrivare a Genova sorridendo, nonostante tutto. Quale
occasione migliore per un giochino? Umberto entra in scena e ci dispone in
cerchio, occhi chiusi e mani avanti, avanziamo cercando le mani degli
altri e ci aggrovigliamo. Riapriamo gli occhi e cerchiamo di ricostruire
il cerchio senza scioglierci: niente male è il giudizio di Umberto.
Ore 14,30 Ritrovo in Piazza Duomo
Questa volta al ritrovo c'è più sole, il marmo della pavimentazione scotta
che è un piacere, ci sono più giornalisti, fotografi, televisioni,
curiosi, turisti, piccioni (i veri padroni della piazza), ma soprattutto
ci sono più ciclisti; tra i numerosi nuovi iscritti si fanno notare
Chiara, con la sua inseparabile margherita sugli occhiali, anche lei tra
gli organizzatori del Bici G8, Giobbe, una specie di elfo di città, Miro
57enne lillipuziano di Torino e Alberto, in arte l'atletico Burba,
simpatico giornalista di Clarence che ci accompagnerà fino a Genova armato
di computer portatile e macchina digitale per inviare quotidianamente i
suoi servizi.
Siamo pronti per partire: al grido di "Tutti a Genova" ci mettiamo sui
pedali e facciamo un po' di giri nella piazza prima di abbandonarla
definitivamente.
Non ci conosciamo ancora bene ma l'entusiasmo è davvero tanto e qualcuno
fatica a trattenerlo, come quando passando davanti a un MC DONALD'S uno
dei ciclisti si è sfogato urlando "ASSASSINI? ASSASSINI" (in sardo): i tre
bambini che stavano uscendo col loro BIG MAC in bocca avranno pensato che
tra i ciclisti ci sono dei vegetariani parecchio convinti.
Lungo la strada Digos e Polizia non ci abbandonano mai, anzi quando
decidiamo di percorrere una pista ciclabile che costeggia il Naviglio si
arrabbiano con noi perché non possono seguirci con le auto: forse hanno
sbagliato mezzo? Si faranno perdonare lungo il tragitto aiutando i ciclisti
in occasione di alcuni problemi tecnici che Espy riassumerà canticchiando
"Due forature e un freno rotto, è cominciato il Bici G8".
Finalmente arriviamo nei pressi di Certosa dove ci aspetta numeroso il
comitato di accoglienza di Pavia: a decine si uniscono e ci accompagnano
attraverso il centro della città scandendo i nostri slogan "?NO, NO, NO,
col G8 non ci sto". Un ingresso trionfale salutato da molti cittadini
sorridenti. Salutiamo la Piazza Vittoria dove in serata ci aspettano i
concerti di benvenuto e ci dirigiamo al palazzetto dello sport messo a
disposizione dall'amministrazione; appena in tempo: quando la pioggia
comincia a scendere siamo già al riparo e possiamo dedicare tutta la
nostra attenzione alla cena, abbondante quanto la nostra fame, e a
socializzare con gli amici di Pavia. Nonostante i 40 km molti ciclisti
non perdono l'occasione per andare in piazza a sentire i famosi "Radici
nel Cemento", gruppo reggae tra i più vivaci che riesce a far dimenticare
la stanchezza di un'intera giornata? W la musica!
Quando la pioggia conclude la notte musicale, silenziosamente ce ne
torniamo al palazzetto: c'è ancora tanta pasta e così si mangia e si
chiacchiera fino a notte fonda.
Martedì 17/7/2001
Alle 8.00 sono già tutti in piedi: la pioggia del giorno prima è un
ricordo poiché il cielo si presenta limpidissimo mentre la fatica, le
zanzare e i bagordi della notte hanno lasciato abbondanti tracce. Dopo una
colazione equa e solidale siamo pronti per un nuovo giochino di gruppo che
Umberto non perde occasione per farci fare: disponendoci in cerchio
proviamo a sederci tutti contemporaneamente sulle gambe di chi ci sta
dietro, il tutto sotto lo sguardo vigile della scorta che ci osserva
dall'esterno. Prima di andarcene Espy propone di scrivere un messaggio di
ringraziamento ai carcerati del penitenziario di Pavia che ci hanno
offerto l'ottimo pane fatto con le loro mani. Su una pettorina gialla
scriviamo "Più pane, meno pena" e firmiamo tutti.
Ore 13.00: Voghera
Il viaggio procede liscio ma il cielo sereno e la vegetazione non offrono
riparo alla calura del sole; giungiamo a Voghera disidratati e affamati,
pronti per ricevere l'accoglienza dei "giovanotti" dell'AUSER che ci
ospitano per il pranzo e un po' di riposo.
Qui ci raccontano che nel carcere di Voghera, uno dei pochi di massima
sicurezza, hanno smantellato 30 celle spostando i detenuti nel carcere di
Rossano Calabro, preparando una bella accoglienza per i malcapitati che
sfileranno a Genova.
I ragazzi non stanchi dal pedalare si lanciano in una partita di calcetto,
mentre qualcuno preferisce rinfrescarsi facendo un bagno in piscina.
Alle 16.00 ripartiamo alla volta di Tortona, circa due ore di pedalata con
vento contrario e sole cocente. In questo paese non ci è stato concesso di
pernottare e il sindaco (Giuseppe Bonavoglia, Forza Italia) solo
all'ultimo momento ha autorizzato il banchetto di rinfresco in piazza
(organizzato dal gruppo locale scout) relegandoci all'interno di un
recinto rettangolare con la cittadinanza che guarda senza avvicinarsi.
Anzi, vedendoci arrivare più di uno ci consiglia di andare a lavorare,
se non addirittura? a quel paese!
Per fortuna il ristoro offre tanta frutta fresca e buonissima che divoriamo
avidamente in pochi minuti; nel frattempo Umberto avvicina un assessore e
gli domanda «scusi, lei è di AN?», «Si, perché si vede?», «Si!», quindi
l'assessore replica chiedendo «E lei di che gruppo è?», «Dell'ARCIGAY, si
vede?».
Alle 18,05 scatta il primo collegamento in diretta con Caterpillar,
trasmissione musicale di Radiodue: la parola a Espy che descrive
brevemente il Bici G8, quindi a Giobbe che dichiara di essere un
RASTA-AGRONOMO alla ricerca della felicità eterna, poi a Tony che dice di
essere un cinese di Pechino e per dimostrarlo canta al microfono
l'Internazionale in cinese. Grande applauso e foto di gruppo prima di
ripartire alla volta di Alessandria.
Ore 20.00: arrivo ad Alessandria
Arriviamo stanchi e affamati al Parco del Castello; piazziamo le tende nel
campo di calcio mentre Chiara si impegna nella cucina da campo improvvisata
e ci prepara una cena squisita a base di pasta, pomodoro e frittata.
Dopo cena facciamo un nuovo cerchio con tutti i ciclisti che si sono
aggiunti strada facendo e Espy ci aggiorna sulle ultime novità di Genova e
sugli scenari possibili in caso di blocchi da parte della polizia. E' il
momento per Umberto di proporre uno strumento rapido di decisione che
consiste in una tecnica di schieramento tra due poli: immancabilmente
emergono le divergenze e la discussione che ne segue porta alla rottura
del cerchio. Un passaggio necessario per prendere consapevolezza delle
difficoltà dell'agire in gruppo e utile perché molti ciclisti si sono
aggiunti lungo il percorso.
Prima di andare a dormire Espy ricompatta il gruppo lanciando la sfida
del mitico Passo dei Giovi: £ 1.000 per partecipare alla gara che
entusiasma subito 25 persone. Il favorito è Claudio, dato 1 a 1, ma le
sorprese sono sempre possibili.
Mercoledì 18/7/2001
ORE 6.30: la sveglia
Ci attende la tappa più impegnativa e più lunga, 80 km passando dai Giovi:
è necessaria una buona colazione e una seduta di stretching prima di
affrontarla.
Nella notte si sono uniti al gruppo anche nove tedeschi di Monaco di
Baviera, pedalatori muscolosi e ben equipaggiati tra cui spicca Banesto
(Andres) , così soprannominato per i vistosi sponsor che ha sulla
maglietta professionale; il giorno prima hanno percorso 220 km
affrontando diversi passi dolomitici? dei duri!
Ore 9.30: la partenza
Si parte con passo tranquillo e vento costantemente contrario, poi
avanzando cresce la voglia di arrivare e il gruppo accelera sgranandosi. A
Busalla, tappa prevista per il pranzo, arriviamo con due ore di ritardo e
il temporale si scatena proprio in quel momento.
E' una giornata dura, cerchiamo di mangiare e riposare un po' riparandoci
sotto qualche tettoia di fortuna.
Ore 16.00: il passo
E' giunto il momento della salita; il Passo dei Giovi, che nel frattempo è
diventato una sfida di proporzioni epiche (o fantozziane) è davanti a noi.
Giudici della gara sono stati nominati ufficialmente i Poliziotti della
scorta; il traffico della strada viene bloccato e i ciclisti si schierano.
Espy attende qualche istante e poi dà il via, la gara è iniziata.
Pochi minuti e? sorpresa: la cima è già conquistata, Banesto straccia tutti
e molti restano delusi in quanto si aspettavano una salita molto più
impegnativa. Ad ogni modo è fatta, quando l'ultimo ciclista raggiunge la
cima scoppia un applauso liberatorio da parte di tutti.
Aspettiamo che la pioggia smetta di cadere e ripartiamo pimpanti come mai,
da qui fino a Genova è tutta discesa! Dopo circa 10 km incontriamo il
cartello con scritto GENOVA: è giunto il momento di togliersi qualche
sfizio e così, mentre 70 ciclisti prendono d'assalto il cartello per la
foto ricordo e la polizia si occupa di fermare il traffico, Giobbe di
nascosto appiccica l'adesivo del Bici G8 sul portellone dell'auto dei
poliziotti.
Mentre questo accade, arriva la conferma che il gruppo è stato autorizzato
ad attraversare la città passando dalla sopraelevata, onore davvero
insperato poiché questa strada passa proprio sopra alla zona rossa. Tutti
esultano nuovamente!
Entrando in città i saluti della gente diventano sempre più calorosi e
quando saliamo sulla sopraelevata si apre davanti ai nostri occhi uno
spettacolo mozzafiato, col porto a destra e i carrugi tipici del centro
antico sulla sinistra; sotto gli inquietanti schieramenti di polizia
diventano bersaglio dei nostri cori. Cerchiamo di percorrere lentamente
questi ultimi metri sospesi per godere fino in fondo l'emozione di esserci,
poi giunti in Piazzale Kennedy veniamo accolti da un lungo applauso prima
di essere assaliti da giornalisti e fotografi avidi di informazioni.
Defilandomi da quel momento di euforia caotica mi sposto fino al mare e
comincio a pensare: è stata un'impresa compiuta con tanto cuore e tanta
passione che, partita da un'idea un po' folle, ha portato alcune persone
che non si conoscevano a sperimentare la gioia di condividere valori
diversi da quelli dominanti e una solidarietà insolita, in vista di un
sogno.
Fabrizio
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